Ladies and Gentleman, questo pezzo non l’abbiamo scritto noi.
Ascoltando un pezzo un pò particolare, mi è venuto in mente, non si sà come, di parlare di un fenomeno diffusissimo nell’universo musicale.
Le COVER.
Le cover le hanno fatte tutti, quasi tutti i musicisti sulla faccia della terra hanno suonato knockin’ on heaven’s door, quei tre accordi hanno fatto il giro del mondo.
Ma cosa spinge un gruppo come i Killswithc Engage a coverizzare Holy Diver di Ronnie James Dio??
Cosa spinge gli Slayer a coverizzare Born To Be Wild??? O ancora James Hetfield a suonare i pezzi di Bob Seger??
Probabilmente per passione per un determinato genere che non è quello che suoni, e si vuole manifestarlo tributando all’artista un pezzo, spesso molto ben riuscito, altrettanto spesso di una schifezza imbarazzante.
Ma le cover per fortuna o purtroppo non le suonano solo i “Grandi”, nascono e muoiono infatti ogni giorno centinaia di fantastiliardi di cover band, di tutte le forme generi e colori, e questo è un bene per la musica.
Diventa il male, quando ci si ferma a suonare cover, ma soprattutto a suonarle PARO PARO, si diventa una tribute band dal nulla, e si incassa molto di più alle serate di chi si sbatte a comporre pezzi, arrangiarli, inciderli e promuoverli, troppo comodo, si cavalca il successo di un’altro, è una cosa profondamente ingiusta, e accade come al solito nella maggior parte dei casi nei paesi esterofili, come quello in cui ci troviamo.
Parlo da musicista più o meno fallito, giornalista improvvisato e malato di musica, chi fa solo cover a mio avviso ha la vita troppo facile, è una strada già spianata di per sè, e non vedo quali soddisfazioni ti possa dare farti applaudire da un pubblico, che in realtà sta applaudendo l’artista che ha composto il pezzo.
Questo è solo uno sfogo mio personale, un elogio alla creatività di chi anche se fa cagare rischia del proprio e non si beffeggia di meriti altrui, una condanna a chi vive nella monotonia del replicantismo musicale imperante, è anche grazie a voi, se la musica oggi è quasi tutta “già sentita”.
plinxie ha detto,
Novembre 20, 2006 a 2:29 pm
A ma infastidisce il fatto che pare che la rielaborazione non esista. Chiedevo una delle serate che abbiamo fatto set alla grada in che modo e secondo quali criteri devo pagare diritti se voglio fare del live con campionamenti di cose mie e di altri. L’impiegato SIAE era basito quasi stessi parlando di fantascienza e ha provato a spiegarmi che se il pezzo è di un altro non posso registrarlo come mio e che se ne faccio uno io posso registrarlo ma rimane ignoto cosa io debba registrare e cosa io debba pagare, per esempio, in un remix.
Le tribute band tipo gli sfigaati che suonavano gli U2 alla festa della Laura mi impietosiscono, a contrario ci sono cover nel senso di rielaborazioni che adoro profondamente, vedi Part of me dei Tool rifatta dai Razed in Black..
bebo ha detto,
Novembre 20, 2006 a 6:05 pm
Una volta un grande genio della musica del ‘900, Ennio Morricone, intervistato da Fazio, alla domanda “ma secondo lei la musica è già stata scritta tutta?”. Lui, nella sua interminabile saggezza, e con una calma da vacca indiana ha risposto come più banalmente non si poteva, ma facendo capire tante cose a chi vuole suonare: “le note e gli accordi sono un numero finito, le combinazioni seppur baste sono un numero finito, dipende solamente da come si suona, dalle idee che stanno dietro alla note”.
L’acqua calda fece più clamore, ma mi fece meno pensare. E qui torna il tuo post, chi suona cover pedessiquamente all’originale suona il prodotto intellettuale di qualcun’altro, può metterci tutta la propria passione, ma non le proprie idee. Tutto il resto è qualcosa di meritevole o meno, ma sicuramente dignitoso, perchè la dignitià a chi si mette in gioco genuinamente va sempre riconosciuta.